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Palazzo Mediceo 
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55047 Seravezza (LU)
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Tel.0584-757771 
Fax.0584-756100

 

Archivio Storico

Archivio Storico

Archivio Storico Comunale di Seravezza

  • Responsabile: Settore Archivio: Dott.ssa Pia Tonini,  Bibliotecaria: Dott.ssa Michela Corsini

  • Orario apertura al pubblico: martedì-venerdì dalle 9:00 alle 14:00 solo su prenotazione e dietro richiesta scritta presentata al funzionario responsabile dell'Ufficio Cultura (vedi modulo)

Sezione Patrimonio:

  • Storia dell'archivio: l'Archivio storico del Comune di Seravezza, i cui documenti coprono un arco cronologico che va dal XVI sec. al XX sec., consta di una parte pre-unitaria e di una post-unitaria, per un totale di circa 3000 pezzi di cui solo una parte risultano inventariati.

  • Fondi documentari presenti: Inventario definitivo in corso di stesura

  • Soggetti produttori: Comune di Seravezza; Comune di Cappella;  Regio Conservatorio (poi Istituto Campana) e Ospedale Campana; opera di S. Martino della Cappella;  opera dei SS. Lorenzo e Barbera di Seravezza; opera di S.  Maria Assunta di Corvaia; Compagnia della S. Maria Annunziata del ponte  di  Seravezza e del   Salto della Cervia; opera di S. Maria Lauretana di Querceta, e la Compagna della SS. Annunziata e del salto della Cervia Querceta; Congregazione di carità di Seravezza

Sezione Servizi:

  • Consultazione

  • Supporti alla ricerca disponibili: Inventario cartaceo e informatico non pubblicato

 

Introduzione storico–istituzionale

Seravezza, comune della Provincia di Lucca confinante con quella di Massa Carrara, fa parte, unitamente ai comuni di Forte dei Marmi, Stazzema e Pietrasanta, della zona storico geografica della Versilia1.definita anche “Versilia storica”.

Sull’origine e sul significato etimologico del nome Seravezza le opinioni sono state sempre controverse2. Decaduta l’ipotesi che il nome della cittadina sia dovuto all’accostamento dei termini Serra e Vezza, indicanti rispettivamente il torrente Riomagno e il Ruosina, a favore di una più logica derivazione della denominazione dei due corsi d’acqua da quella del centro che sorge nel punto di confluenza degli stessi3, si propende attualmente per farne derivare l’etimologia dal toponimo longobardo “Sala”, che indicava all’’inizio soltanto un centro di scambio commerciale ovvero il magazzino di raccolta delle derrate conferite dai contadini sottoposti, divenuta poi Sala Vetitia”4 o Salavecchia (Seravezza) dopo che fu costruita un’altra Sala sotto la Rocca di Pietrasanta.

Secondo la tradizione locale, Seravezza, prima dell’attuale denominazione, si chiamava “Le Fabbriche”, perché era ricco di ferriere, fucine e forni per la lavorazione del ferro che si estraeva nelle miniere vicine delle Alpi apuane.

Le prime notizie storicamente documentabili su Seravezza datano al 10405 ma le tracce della presenza dell’uomo in questa zona risalgono addirittura al Paleolitico Medio. In queste terre si susseguirono le civiltà dei Liguri Apuani, degli Etruschi e dei Romani6 che bonificarono la zona e diedero prosperità a queste terre7 finché con la decadenza dell’impero e le invasioni barbariche iniziò per esse un periodo di decadenza e di abbandono.
Questi luoghi rifiorirono a partire dall’VIII secolo con i signori di Corvaia (detti anche Corvaresi)8 famiglie nobili di origine longobarda che, insediatesi nelle valli di Seravezza dove sorse la prima Sala, amministravano la Versilia con funzione di Toparchi o Cattani ovvero di feudatari, grazie a castelli posti nei punti più strategici. In seguito con l’estendersi del dominio e per frazionamenti ereditari oltre ai Signori e conti dei castelli di Corvaia furono detti nell’insieme Nobili di Versilia anche i signori di Vallecchia9, di Sala (la nuova), di Montemagno, di Bozzano del Castello Aghinolfi (Montignoso) che era compreso nella giurisdizione di Corvaia ed altri stretti in consorterie.
Verso il 1100 i Nobili cominciarono ad entrare in contrasto con i comuni, sia per il loro atteggiamento arrogante sia per lo spirito di libertà che animava i comuni10, scontrandosi per primo con i Lucchesi, che, interessati al porto di Motrone, all’epoca il più importante scalo marittimo mercantile toscano, avevano esteso le loro mire espansionistiche sulla Versilia. Per le rocche di Corvaia e Vallecchia iniziò una lunga storia di guerre, alleanze espugnazioni che seguirono in gran parte le contese tra Pisa, Lucca11 e Genova per il dominio sulla Versilia e Garfagnana.

Numerose battaglie furono combattute tra questi Nobili, dei cui feudi faceva parte Seravezza, e i lucchesi12, ma con la morte di Federico II nel 1250, Lucca ruppe gli indugi entrando in Versilia. Nel 1254 con la caduta della rocca di Corvaia, espugnata durante la guerra con Pisa dal podestà di Lucca Guiscardo, e la cacciata dei Nobili, Lucca riuscì ad estendere il suo potere su tutta la Versilia e per consolidarlo nel 1255 fondò o forse semplicemente ripopolò la preesistente roccaforte di Pietrasanta13. raccogliendo qui e a Camaiore gli abitanti dei vicini castelli feudali distrutti, dopo averle liberate dagli obblighi di fedeltà verso i Nobili14.

Intanto Seravezza che, come risulta nel processo di nobiltà dei conti Tomei Albiani del 1 febbraio 1186, faceva parte almeno da questa data dei feudi dei Nobili di Corvaia e Vallecchia, riconfermato a questi come feudo imperiale anche nel 1242 da Federico II, seguiva le sorti di questa potente consorteria feudale, subendo devastazioni ed in particolare le persecuzioni attuate contro di essi dal comune di Lucca nel 1254, fino a che intorno al 1269 non fu strappato definitivamente ai Nobili dai Lucchesi, che lo unirono ai loro domini della zona: Ancora nel 1270, secondo la cronaca di Guido da Vallecchia, Seravezza doveva subire una distruzione ad opera del vicario dei Lucchesi Guglielmo da Maone, per aver parteggiato per gli antichi dominatori. 15

Nel 1308 Lucca per amministrare le sue nuove terre e quelle di Vallecchia e Corvaia istituiva le due Vicarie16 di Camaiore e di Pietrasanta17. La suddivisione operata da Lucca in due comparti amministrativi delle località da cui erano stati scacciati i Nobili di Versilia fu il primo dei fatti che condizionarono l’assetto politico istituzionale della cosiddetta Versilia storica. Il territorio di Seravezza e della Cappella, riunito con quello di Corvaia e Vallecchia alla giurisdizione lucchese di Pietrasanta18, ne seguì da questo momento le sorti e fu per tutto il secolo XIV e XV al centro delle lotte tra Pisa, Genova, Lucca e Firenze. Due sono i fatti che hanno condizionato storica In primo luogo, cioè le Vicarie di Camaiore e di Pietrasanta

Secondo il Santini Seravezza nel XIV secolo e almeno intorno al 137619 costituiva già un comune distinto da quello della Cappella e di Pietrasanta, al quale era sottoposto però amministrativamente, subordinato agli Anziani e al Consiglio della Terra di Pietrasanta che vi nominavano i propri ufficiali.

Dopo la morte di Castruccio Castracani nel 1328 le terre della Vicaria di Pietrasanta si trovarono per vari anni alla mercè del miglior offerente20 e solo nel 1370 Lucca riuscì a ristabilire per circa 60 anni la sua sovranità sulla Vicaria. ,

Verso la fine del XIV secolo Seravezza, grazie alle fabbriche del ferro avviate sotto i Guinigi e fiorite sotto il governo di Genova, cominciava ad assumere una precisa fisionomia dedicandosi all’estrazione e lavorazione del ferro. Questo sviluppo fu temporaneamente interrotto dalla guerra tra Paolo Guinigi e i fiorentini che inviarono le loro truppe in Versilia. Tristemente famosa è al proposito la funesta spedizione del 1429 dei commissari fiorentini Astorre Gianni e Rinaldo degli Albizzi, i quali, nonostante gli abitanti di Seravezza fossero andati incontro al Commissario per pregarlo di accettarli in sottomissione a Firenze, con l’intento di liberarsi dalla dipendenza a Pietrasanta e formare un comune autonomo anche amministrativamente, occuparono con la forza Seravezza e, dopo aver preso prigionieri gli uomini, fecero saccheggiare il paese e seminare violenze di ogni genere21.

Nel 1437 la repubblica lucchese, non essendo in grado di saldare un debito di 150.000 scudi contratto alcuni anni prima con il Banco di S. Giorgio di Genova, fu costretta a cedere temporaneamente come pegno ai genovesi
Pietrasanta e alcune sue “Terre”, tra cui lo scalo marittimo di Motrone e alcuni castelli vicini tra cui Seravezza.

I genovesi, dopo aver preso possesso di questi luoghi, sobillarono e spinsero gli uomini di Pietrasanta a ribellarsi a Lucca, riuscendo ad impadronirsi della stessa e del suo contado che manterranno fino al 1484.

Nel 1484 Firenze entrò in guerra con Genova e le truppe di Lorenzo dei Medici, dopo un assedio di due mesi a Pietrasanta posero fine alla Signoria genovese su queste terre e alla speranza lucchese di riscattarle.

Seravezza, che fin dalla prima metà del XV secolo aveva tentato di scrollarsi di dosso il predominio di Pietrasanta22 con cui aveva contrasti per la lavorazione del ferro, seppe sfruttare abilmente la guerra nuovamente condotta dai fiorentini in Versilia e il 24 ottobre 1484, durante l’assedio di Pietrasanta, capitolò con i commissari Pucci e Guicciardini insieme agli abitanti del comune della Cappella e di Corvaia sottomettendosi alla Repubblica fiorentina e per essa ai Dieci di Balia. Caduta Pietrasanta nel novembre 1484, i Seravezzesi confermarono la loro capitolazione in Firenze il 4 dicembre dello stesso anno23. Con deliberazione della Signoria approvata il 24 aprile 1485 essi ottennero capitolazioni favorevoli tra cui quella di avere il proprio Statuto civile, di conservare la rappresentanza municipale, di essere esenti dalla gabella dei contratti, dal dazio del bollo e da quello del sale.24 .Il 5 maggio 1485 venne approvato lo Statuto della comunità di Seravezza, confermato dagli Otto di Pratica25.

Tali benefizi furono persi da Seravezza nel 1494, quando in seguito alla discesa in Italia di Carlo VIII, Piero de Medici, figlio di Lorenzo, fu costretto a cedere al re di Francia tutto il territorio marittimo di Firenze, tra cui Pietrasanta con il suo distretto. Dopo la fine dell’impresa di Napoli ed il ritorno del re in Francia, il governatore da lui designato Francesco d’Intragnes cedette Pietrasanta e Motrone ai Lucchesi per circa 25.000 ducati.

La dominazione di Lucca su questa zona andò avanti per venti anni durante i quali il governo lucchese concesse notevoli privilegi agli abitanti. I fiorentini che non si erano rassegnati a questa perdita per il danno economico e strategico che ne derivava loro, ne rivendicarono insistentemente il possesso, fomentando anche rivolte e costringendo i lucchesi a rimettersi ad un arbitrato del Papa. Si trovò così arbitro della situazione Leone X, figlio di Lorenzo de’ Medici, asceso al soglio pontificio nel 1513, il quale con il lodo del 29 settembre dello stesso anno assegnava a Firenze Pietrasanta, Seravezza e la Versilia centrale ovvero le terre poi costituenti il Capitanato di Pietrasanta e coincidenti grosso modo con la prima Vicaria lucchese e oggi esattamente con i quattro Comuni di Pietrasanta Seravezza Stazzema Forte dei Marmi.

I rappresentanti di Seravezza nel novembre del 1513 inviarono i loro sindaci a Firenze, i quali dopo le sottomissioni fatte il 19 novembre dello stesso anno davanti ai Dieci di Balia, ottennero la conferma delle capitolazioni approvate il 24 aprile 1485. E’ questo un avvenimento di fondamentale importanza che condizionerà a lungo l’assetto politico istituzionale della cosiddetta Versilia storica poiché da questa data l’intero territorio continuerà a vivere nell’orbita fiorentina, la cui dominazione, prima sotto la repubblica, poi sotto il ducato mediceo (1530) poi sotto il granducato (1569) si protrasse fino a Gian Gastone (1737) e ancora dopo sotto la casa dei Lorena, ad eccezione del breve periodo della dominazione francese (1808-1814) quando Seravezza fu mairie autonoma compresa nella Prefettura del Mediterraneo e nella Sottoprefettura di Pisa.

Il primo atto autentico del libero comune di Seravezza, decisivo per la sua economia perché fece decollare l’attività estrattiva e portò in breve tempo a superare Pietrasanta, fu la delibera di donazione dei suoi monti al popolo fiorentino. Con questo atto del 18 maggio 1515, dietro richiesta della Repubblica fiorentina, si offrivano a Firenze il Monte Ceragiola e quello dell’Altissimo “... in quibus dicitur esse cava et mineraria pro marmoribus cavandis”.

Tre anni dopo Michelangelo Buonarroti per volontà del Pontefice Leone X fu inviato a Seravezza per cercare i marmi per la realizzazione della facciata di S. Lorenzo in Firenze.26 Con il breve di Leone X del 15 marzo 1520 il contratto con Michelangelo venne rescisso e si interruppe così l’attività dell’artista in Versilia, e con essa ogni altra attività per circa 40 anni, fino a quando Cosimo I Medici non stabilì un nuovo impulso a questa industria, promuovendo la riattivazione della miniera d’argento del Bottino e lo sfruttamento intensivo dei vasti agri marmiferi del Monte Altissimo e di Stazzema. e con il ripristino ed il prolungamento della strada aperta dal Buonarroti per raggiungere i giacimenti del Monte Altissimo dove lo scultore aveva scoperto gli statuari.

Tali iniziative aprirono, seppur in modo limitato, nuove prospettive occupazionali anche per le popolazioni della montagna, la cui sussistenza dipendeva, in modo quasi esclusivo, dai magri prodotti della terra e delle tradizionali attività dell’artigianato locale. Per poter meglio seguire “la impresa de le miniere”, a partire dal1559 Cosimo si fece costruire una residenza a Seravezza27, sulla riva destra del torrente Ruosina, esempio di quella architettura di regime”, creata dal Principato mediceo in funzione dei suoi obiettivi di gestione del potere, di difesa o, come in questo caso, di promozione della vita economica28. Il fervore delle attività promosse da Cosimo I richiamò a Seravezza i maggiori artisti accreditati alla Corte medicea fra cui il Giambologna, Vincenzo Danti, l’Ammannati, il Moschino.
La dipendenza dallo stato fiorentino ebbe conseguenze positive per Seravezza che fu eletta come sede della residenza estiva della famiglia de’ Medici a partire dal figlio di Cosimo, Francesco I. Presso la dimora granducale soggiornarono i vari artisti che si recavano a Seravezza per scegliere i marmi destinati di volta in volta alla costruzione dei più importanti opere architettoniche fiorentine quali S. Maria del Fiore, Palazzo Pitti, gli Uffizi e il Ponte di Santa Trinita.
Le attività estrattive continuarono a prosperare anche dopo la morte di Cosimo avvenuta nel 1574, con i successori Francesco I e Ferdinando: il commercio dei marmi sia interno che diretto verso altri stati, si andò intensificando verso la fine del secolo XVI e si mantenne pressoché costante nel secolo successivo, ma già nei primi anni del XVIII apparivano evidenti i segni della recessione29.

Questi rapidi cenni storici che inquadrano le vicende di Seravezza sullo sfondo delle contese tra Lucca, Pisa, Firenze e Genova per il possesso sulla Versilia sono la necessaria premessa per ricostruire le vicende istituzionali cui è stato soggetto il territorio di Seravezza, la cui esistenza politico amministrativa risale al 1484, anno in cui capitolando con Firenze entra a far parte del Capitanato di Pietrasanta. Firenze si era impadronita di Pietrasanta nel novembre 1484 strappandola, dopo un lungo assedio, al dominio di Genova.

Il Capitanato di Pietrasanta era un enclave di dominazione mediceo- fiorentina inserito in mezzo a territori della repubblica di Lucca e del ducato estense. La sua organizzazione interna nel corso del Cinquecento fu piuttosto complessa ed articolata, comprendendo tre diversi corpi amministrativi, che sebbene conservassero tra di loro alcune particolari relazioni, erano separati e distinti in virtù dei capitoli propri avuti al momento della dedizione allo stato fiorentino.30

Pietrasanta e le sue pertinenze (ovvero i villaggi di Capezzano, Campiglione, Strettoia, Solaio, Val di Castello, Vallecchia) formavano il primo corpo amministrativo, il secondo denominato Vicinanze era formato dalla comunità di Seravezza e della Cappella, mentre il terzo corpo amministrativo del Capitanato era la Vicaria formata dai comunelli di Stazzema, Pomezzana, Farnocchia, Cardoso , Pruno e Retignano, Levignani, Terrinca31.

Il Capitanato di Pietrasanta era affidato al governo di un capitano con giurisdizione civile e criminale32 Questi, che rimaneva in carica per un anno, in base alle capitolazioni, ovvero ai patti che Pietrasanta aveva stipulato con Firenze al momento della sua resa nel 1484, era inviato da Firenze cum familia,, salario, emolumentis devetis33 e svolgeva la funzione di governatore locale e di rappresentante del potere centrale presso le magistrature comunitative ed i cittadini. L’Ufficio del Capitano era formato da un giudice che lo assisteva nelle questioni del contenzioso, un notaro che era l’attuario criminale del Capitano civile34, il Cavaliere che era l’attuario civile che fa rispettare le esecuzioni civili del Capitano, l’attuario della Banca civile che registrava tutti gli atti che la Banca civile attua e infine il Bargello che era l’ufficiale del sangue e del danno dato ovvero l’ufficiale di polizia del Capitanato35.

Pietrasanta era governata dal Magistrato degli Anziani e dal Priore composto dal Priore, quattro Anziani e due Sindaci36. Eletti per tratta gli Anziani giuravano fedeltà nelle mani del Capitanato37; rimanevano in carica per sei mesi, durante i quali era sospesa contro ciascuno di essi ogni esecuzione. Come già al tempo della dominazione genovese, il Magistrato degli Anziani fungeva da Corte di appello ed aveva il potere di decidere in seconda istanza su tutte le sentenze date dal Capitano in materia di cause civili che non superassero la somma di 100 lire; il suo verdetto era inappellabile ed al soccombente non restava che rivolgersi per una revisione “ad novos Antianos in officio successores”38 ovvero ai Nove Conservatori di Firenze. Gli Anziani amministravano anche il danno dato e dalle loro sentenze in tale materia era possibile appellarsi entro quattro giorni al Capitano.

La comunità di Seravezza e della Cappella costituivano il secondo corpo amministrativo ed erano chiamate Vicinanze39. La comunità di Seravezza che comprendeva anche le piccole ville di Corvaia e Ruosina, era governata dai suoi rappresentanti. La Cappella, invece, non era né una terra né un villaggio, ma una chiesa con titolo di pieve posta sul Monte Altissimo e dedicata a san Martino vescovo.40 La pievania comprendeva sotto di sé le ville o comunelli di Fabiano, di Azzano, Giustagnana e Minazzana le quali insieme alle vicine ville di Rimagno e Basati formavano la comunità della Cappella.

Ogni comunità era retta dai suoi “governatori”, ai quali soprastavano i quattro Sindaci della Vicaria. Le Vicinanze mantenevano uno stretto legame con Pietrasanta; Seravezza e Cappella avevano infatti il diritto di inviare loro rappresentanti al Consiglio Generale della Terra.41 Tale complessa situazione interna del Capitanato spesso dava adito a problemi e contrasti42.

Pietrasanta manteneva infatti una certa supremazia sugli altri corpi amministrativi ed era portata ad intendere la propria sfera di competenza nel modo più ampio possibile., mentre le comunità delle Vicinanze e delle Vicarie si sentivano invece spesso lesi nei propri diritti e nella propria indipendenza. Tale pretesa superiorità era mal tollerata da Seravezza cui in virtù delle diverse e separate condizioni ottenute dalle personali capitolazioni stipulate con Firenze nel dicembre 1484, confermate poi nel 1513, dopo il lodo di Leone X, erano stati riconosciuti in quell’occasione, maggiori privilegi che a Pietrasanta

A seguito delle riforme leopoldine con l’editto del 30 settembre 1772 sull’ordinamento dei Tribunali toscani il Capitanato di Pietrasanta fu soppresso e trasformato in Vicariato di prima classe43 con giurisdizione civile e criminale. Il 21 luglio 1776 il Capitanato, ora Vicariato, che comprendeva anticamente nove comunità44 fu ridotto a tre soli corpi politici o comunità denominati: Pietrasanta, Seravezza e Cappella, Vicaria (Stazzema).45

Seravezza era anticamente un comune di modestissime proporzioni, circondato da comunelli approssimativamente corrispondenti ai popoli vicini al primitivo territorio comunale. Dalla riunione di questi comunelli, sorse con il motuproprio granducale del 17 giugno 1776 la comunità moderna che fu ampliata con successive aggiunte nel 1833., Dal 1777 la documentazione si riferisce anche ai comuni di Azzano, Basati, Coletto di Ruosina Corvaia e Ripa Giustagnana, Minazzana, Rimagno fusi nella comunità di Seravezza con motuproprio granducale del 17 giugno 1776 e dal 1833 ai popoli aggregati di Cappella, Cerreto Vallecchia. Dopo le riforme leopoldine la Comunità dipendeva dalla Cancelleria del censo di Pietrasanta. Venne a far parte della Provincia di Lucca dopo l’annessione della Lucchesia nel Granducato di Toscana (1847).

Dal 1808 al 1814 in epoca francese in seguito un'ulteriore suddivisione del territorio per l’amministrazione della giustizia basata sulla ripartizione di ciascuno dei circondari dei tre dipartimenti in cantoni Seravezza divenne Cantone sede di Giudicatura di pace, sottoposta al Tribunale di prima istanza di Pisa ed alla Corte di giustizia criminale del Mediterraneo46.

Con la restaurazione del governo granducale il 1 maggio 1834 fu creata la podesteria di Seravezza. Al podestà fu affidata la giurisdizione civile mentre la giurisdizione politica e criminale rimase nelle mani del Vicario di Pietrasanta. Nel 1848 le Comunità di Seravezza e Stazzema costituirono il territorio assegnato alla giurisdizione della Pretura civile di Seravezza47

Dal 1814 al 1838 il Vicariato di Pietrasanta fu compreso nella giurisdizione della Rota civile di Prime appellazioni con sede a Pisa, il cui compito era di giudicare in seconda istanza le cause civili che superassero le duecento lire o che non fossero quantificabili pecuniariamente.

Dal 1838, data della sua istituzione, al 1848 il Vicariato di Pietrasanta fece parte della giurisdizione del Tribunale collegiale di prima istanza di Pisa.

 

 

 

1

 Il nome Versilia deriva dall’omonimo fiume cha la percorre da cima a fondo e che nasce proprio in questo capoluogo. dalla confluenza dei due fiumi, Serra e Vezza, provenienti l’uno dal Monte Altissimo e l’altro dal Monte Pania

2

 Il Repetti faceva derivare il nome da Sala Vecchia o Salavetitia, confondendo secondo il Santini con il nome di un castello posto sotto la rocca di Pietrasanta. Egli fondava le sue convinzioni su due documenti, il primo dell’anno 952, dove si afferma che Retignano della Versilia è situato vicino a Sala Vetitia; il secondo, del 1368, dove si indica una corte di Versilia posta in Sala Vetitia, chiamata anche “Seravetia”. Con quest’ultimo termine la troviamo nominata anche in un documento del 1375. Secondo altri deriverebbe da Vesidia, nome attribuito dai romani al torrente che scende nella pianura, da cui Serra Vesidia e poi Serra Vesia.

3

 Nei documenti dell’epoca in cui sarebbe sorta Seravezza non si fa infatti menzione dei due torrenti coi nomi di Serra e Vezza (Santini, v. 7, p. 96).

4

 Divenuto poi in seguito a mutazioni fonetiche “Sara Vetizza” ed infine “Sera Vetzza”.

5

 Molti indicano la più antica memoria di questo luogo in un istrumento notarile del 1040 conservato presso l’Archivio arcivescovile di Lucca con il quale Donnuccio giudice conferma in potestà d’Ildigio Prete del fu Giovanni e di Moro Prete e di Arrigo di Righizio i beni che ha nella città di Lucca e la sua porzione della corte a Versilia dove si dice Saravetitia.

6

 Nel VII secolo A.C.: nuovi insediamenti etruschi sulla rocca di Corvaia e lungo la valle del Versilia si aggiunsero ad una più antica e sporadica presenza di origine ligure. Ancora intorno al V sec. A.C.: nell'area dove si trova attualmente Seravezza vi era una presenza mista ligure-etrusca. L’invasione dei Galli nella Pianura Padana, spinse verso sud i Liguri che trovarono rifugio sui rilievi Appenninici ed Apuani. Durante il IV-III sec. A.C.: si formarono e consolidarono insediamenti liguri nella parte montana della Versilia (Liguri-Apuani). I Liguri-Apuani, bellicosissimo popolo di origine celtica, insediati a Minazzana e sulla rocca di Corvaia si spingevano a compiere azioni belliche e di razzia contro gli Etruschi presenti nella piana di Seravezza, che a poco a poco abbandonarono i loro villaggi ritirandosi verso sud. Verso il III-II sec. A.C.:sono attestati abitati Liguri-Apuani alle falde del Monte Altissimo in località Polla.

Negli anni 238-180 A.C.: vi furono guerre tra Liguri-Apuani, . rifugiati sulle alture e nelle strette valli Apuane tra cui la rocca di Corvaia e il Monte Altissimo e i Romani, cui sbarrarono l’avanzata costringendoli ad una dura ed accanita lotta. Sconfitti infine da quest’ultimi dopo lunga resistenza, vennero in massa deportati nel Sannio (Molise) e sostituiti con coloni Romani provenienti da Lucca e Luni che costruirono i loro “castella” sulle alture.

7

 Proprio ai Romani si devono numerose opere quali la razionalizzazione territoriale attraverso la centuriazione, le bonifiche territoriali che ottimizzarono la viabilità e l’agricoltura lo sfruttamento delle risorse minerarie del ferro, del piombo e dell’argento, nonché l’attività estrattiva del marmo.

8

 I Corvaresi in sostanza furono conti o signori dei castelli di Corvaia, di Vallecchia, dell’Argentiera, delle ville di Farnocchia e di Gallena etc. e anche una parte del Castello Aghinolfi (Montignoso

9

 I primi e più importanti signori di Versilia, quelli di Corvaia e Vallecchia, discendono da un Fraolmo figlio di un Visconte Fraolmo che visse nel X secolo ma il Santini (1858-62) seguendo il Gamurrini (1668-1685) e sulla base di documenti dell’Archivio Arcivescovile di Lucca ne ricostruisce la genealogia fino al VII secolo. Questi nobili si divisero presto pur rimanendo uniti nei comuni interessi. Quelli di Corvaia, dalle loro rocche, che sorgevano allo sbocco della valle di Seravezza, giungevano con i loro domini fino a Piazzano al confine del distretto delle Sei Miglia di giurisdizione lucchese. Quelli di Vallecchia avevano le ville di Farnocchia e Gallena, il castello di Pedona, l’Argentiera e Montebello e insieme a Corvaia avevano il dominio su Greppolungo e Lombrici. (E. Coturri, La Versilia tra i secoli XI e XIII) .

10

 I Cattani annidati nei castelli minacciavano le comunicazioni e ostacolavano il commercio con dazi.

11

 Nel 1081 Enrico IV aveva gettato le prime basi del dominio politico dei lucchesi in Versilia liberandoli del ripatico che pagavano ai pisani e concedendo loro la libertà di navigare fino al Motrone

12

 Assicuratasi l’alleanza di Genova, i lucchesi nel 1142 occuparono la rocca di Corvaia appropriandosi dei relativi diritti feudali appartenenti ai Nobili. Pisa a sua volta dovette ricercare l’alleanza dei Nobili per affrontare i lucchesi. Nel 1170 la coalizione versiliese, formata dai pisani alleati ai Nobili di Versilia e della Garfagnana, tentò infatti di risollevare la rivolta e la repubblica di Lucca dovette inviare nuovamente il suo esercito ad espugnare le rocche di Corvaia e Vallecchia.

13

 Secondo studi recenti Pietrasanta fu edificata da Desiderio re dei Longobardi e non prese il nome da Guiscardo podestà di Lucca che venne in Lucca inviato dai Lucchesi con il solo intento di cacciare i Nobili di Corvaia e Vallecchia distruggendo con i loro castelli le stesse Brancagliana Seravezza per potersi impadronire di Motrone (G. Giannelli, Almanacco versiliese, voce Pietrasanta; cfr. anche ; Cfr anche Vicario di Pietrasanta in S. Bongi, Inventario dell’archivio di Stato di Lucca)

14

 Nel frattempo alcuni consorti dei Corvaresi e di quelli di Vallecchia erano andati a vivere a Pisa, dove avevano avuto la cittadinanza nel 1257, e a Lucca, cedendo a questi comuni i loro diritti. (E. Coturri, La Versilia nei secoli XII e XIII, in “Studi versiliesi”, I, 1983, p, 45)

15

 Con la discesa di Corradino e l’occupazione di Pietrasanta e Motrone i Nobili di Versilia rialzarono la testa. Da qui la devastazione di Seravezza salvo poi patteggiare la resa dopo la tragica fine del giovane Imperatore.

16

Lo Stati lucchese era suddiviso in tre aree: la città con i borghi e sobborghi; le Sei miglia comprendenti molte comunità rurali, Il contado suddiviso in Vicarie erano unità territoriali

17

 Cfr. Vicario di Pietrasanta in S. Bongi, Inventario dell’archivio di Stato di Lucca

18

 Nello Statuto lucchese del 1308 e nel Censimento di Arrigo VII del 1312 redatto durante il suo soggiorno pisano, Seravezza appartenente al comune di Farneta (insieme a Riomagno, Cerreta e Ruosina) e il comune della Cappella (La cappella Azzano Giustagnana Basati Fabbiano Minazzana e Curiceta) sono inserite nella giurisdizione della Vicaria di Pietrasanta.

19

 Il Santini cita a tal proposito un documento riportato dal Lunigg nel Codice dei Diplomi italiani, tomo I, ove sono registrate le città e i castelli fedeli all’Impero ove si legge: “in Versilia, comune Burgi Petrasancta, comune Seravezza, comune Farnocchia…” Una descrizione del territorio di Seravezza nel 1377 si trova in un libro di estimo del 1469 intitolato Inventariis libros mensurationum et estimi” scritto dal Marchese Gigli e Michele Sartori, notai pubblici lucchesi in cui si legge che il comune di Seravezza comincia dal terziere Serraglio e Tonfaletto verso il mare fino a Porta Beltrame, va sopra il monte a Colle Cerro Piano, confine di Montignoso, dalla via del Cerro va a Torchia, Albatreto di Riva Carbonaia, indi scende verso il Rio fino al fiume della Cappella- dipoi per mezzo del fiume va al Ponte di Serravezza, e quindi verso Oriente monta su per la via di Minazzana presso Rigabene; poscia per retto tramite va allo sterpeto di Pessino Landi di Serravezza; di poi attraverso va al Rio e scende in linea retta al fiume di Serravezza e pel Canaletto in via retta va alla Fontana della Saltatoia ed indi al fiume di Seravezza si dirige lungo i confini di Gallena al Pizzo di Ceragiola e di là per traverso fino al Canale del Castello di Vallecchia ed al Canal di Solaio e per mezzo di detto canale tocca di nuovo il fiume di Serravezza, poi scende fino al Ponte Strada e di là per via retta ritorna alla fossa del Tonfaletto e del Serraglio-

20

 Pietrasanta che doveva essere ceduta in Ducato a sua moglie Pina di Monteggiori venne mercanteggiata insieme a Lucca e in breve tempo al suo comando si alternarono Gheradini Spinola, i fiorentini, Mastino della Scala, Luchino Visconti e i pisani.

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 Cfr. E. Repetti, voce Seravezza, p. 253, che riporta il racconto che fa il Machiavelli di questo tragico episodio nel libro IV delle sue Storie.

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 Nel 1434 il senato di Lucca aveva concedere favori e privilegi a Seravezza e al comune della Cappella che mal sopportavano sempre più il predominio di Pietrasanta Nel 1480 Seravezza inviò una ambasceria all’Ufficio di San Giorgio per chiedere l’emancipazione e una serie di indispensabili privilegi senza ottenere niente.

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 Copie tratte dalle capitolazioni del 1484 con Firenze della comunità di Corvaia, Seravezza e La Cappella si trovano in ASCP, “Scritture diverse libro 2° (v.s. I.63) cc. 134r.-137 r (n. prov. 352) 22 novembre 1677 tratto dal libro intitolato “Lunensi diocesis” esistente in originale nell’archivio pubblico delle riformagioni della città di Firenze. A c. 38 si leggono “Capitula hominum Corvarie” del seguente tenore:…numero in palatio populi florentini in loco eorum solite residentie congregati quam […] absentibus domine Thomasi Laurentii de Thomasii de Soderinis et Jacobo Petrii D. Aloysiy Guiscardinis eorum Collegis dictorum tamen ora integra auctoritate remanente potestate et balia et propter eorum absentiam in nihilum diminuta , attendenctes ad summissionem factam die 24 mensis octobris proxime preteriti per homines et comunia Corvarie, Seraveze, et Capelle spectabili et egregio viro Antonio Puccii Antonii de Puccis Commissario Generali apud Petram sanctam pro populo et comuni Florentie, et ad promissiones per dictum commissarium factaas et volentes secundum quod iustum est et merita eorum postulant predictii hominibus satisfacere propterea eis gratificantes pro bono pacis et concordia facto et celebrato inter se partito ad fabas nigras et albas et obtento secundum ordinamenta comunis florente vigore eorum auctoritatis, potestatis, et balie et oni meliori modo, et via quo et qua melius et validius potuerunt predictam submissionem cum infrascriptis pactis et capitulis approbaverunt et confirmaverunt videlicet.

In prima che gl’homini delle dette comunità di Corvara Seraveza e la Cappella s’intendino essere e siano in perpetuo liberi et exenti da qualunque gravezza ordinaria, et extraordinaria del comune di Firenze, excepto quello, che di sotto si dirà. Item che in perpetuo s’intendino essere e sieno sotto il governo e dominio di Firenze e sieno obbligati concorrere alle spese de Fossi e mura e a ‘altre cose di Pietrasanta in quel modo e forma che erano obligati ne tempi passati e non ha magiorata in alcun modo. Item che i danni i quali si daranno e commetteranno nelle possessioni degl’homini di detta comunità existenti ne’ luoghi de loro communi, sieno puniti, secondo i loro statuti e le condennagioni appartengano a loro.

Item che sieno tenuti levare il sale di quello del comune di Firenze in quei luoghi e come leveranno quelli di Pietrasanta et habbinlo a ragione di […] xii lo staio cinquanta lo staio.

Item che ne i luoghi di detta comunità possino fare e vendere pane e vino a minuto e tagliare carne tra loro medesimi e nei luoghi dei loro comuni senza pagamento di alcuna gabella

Item che sieno sottoposti e nel criminale e nel civile al Capitano di Pietrasanta e da lui sieno giudicati e puniti secondo i loro statuti e sentendosi gravati possino appellare all’eccelsa Sig.ria di Firenze

Item che le condennagioni pecuniarie le quali si faranno agl’huomini di detti comuni appartenghino per una metà a detti comuni per l’altra metà all’excelsa Signoria di Firenza.

Item che sien liberi e franchi da ogni debito per il grano che avessino hauto dalla Sig.ria di S. Giorgio

Item che ne i luoghi di detta comunità non possa per l’avvenire habitare genovesi ne loro sudditi. Item che possino cavare per loro uso solo del contado e distretto di Pisa grano fave e miglio senza pagamento di alcuna gabella.

Item che tutte le grascie le quali mettessino per loro uso, ne i luoghi di detti comuni siano libere dal(??) pagamento delle gabelle di Pietrasanta. Item che tutte le robbe e vettovaglie le quali hanno in Pietrasanta ne le possino cavare et portare a luoghi loro senza pagare alcuna gabella.

Item che possino far ordini e statuti per il governo loro e quali non dimeno non sieno contrari al comune di Firenze né a privilegi conceduti per detta Sig. ad alcuna persona , o luoghi e vaglino poiché saranno approvati a Firenze secondo al consueto in simili facendosene rogo e scrittura pel officiale delle riformazioni o suoi coadiutori.

Item che in segno di veri e buoni servidori ciascuno anno il dì della natività Di Gio. Battista habbino a fare un palio di seta di valuta almeno di lire quaranta e quello far portare per via di offerta secondo il consueto a rilasciare alla chiesa di S. Gio. Battista della città di Firenze

Acta fuerunt predicta omnia et singule florentie in palatio populi florentini in loco audiente dictorum decem virorum balis presentibus francisco G. Iacobi Bart. Botteghario et Johanne Allexandru de Rondinellis civibus florentinis testibus ad predicta vocatis et habitis . Item in d. libro a 40? Faccia seconda apparent et legotur auditio capitulorum corvarie Seraveze et Capelle tenori prout infra videlicet

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 F. Repetti, voce Seravezza, p. 251

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 In seguito a questa data le notizie riguardo al comune di Seravezza scarseggiano e consistono per lo più in controversie e liti con Pietrasanta soprattutto in merito alla questione non chiara della dipendenza o meno da Pietrasanta e alla pretesa di Pietrasanta di esigere rimborsi di spese da Seravezza.

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 Secondo alcuni studiosi nei tre anni di permanenza a Seravezza, dal 1517 al 1520, Michelangelo realizzò quella strada dei marmi che dai poggi caricatori delle cave di Tranbiserra e Cappella conduce al mare e rappresenta ancora oggi uno degli assi portanti del sistema viario della Versilia storica (P. Pierotti, La via dei marmi)

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 Il palazzo, di notevole valore architettonico, la cui progettazione è da alcuni attribuita al Buontalenti e da altri all’Ammannati, furealizzato tra il 1560 e il 1565. Restò dimora granducale fino al 1637 anno in cui la granduchessa Maria Cristina concesse ai ministri del Capitanato il permesso di soggiornarvi durante la stagione estiva per sfuggire alle esazioni mefitiche della piana infestata dalla malaria.

Nel 1784 Pietro Leopoldo aveva deciso di alienare il Palazzo divenuto ormai solo un onere alla Comunità di Seravezza che tuttavia si rifiutò di accollarsi le spese di mantenimento. Il Palazzo fu così ceduto nel 1792 alla Magona che più volte aveva espresso il desiderio di farne la propria sede amministrativa. Nel Palazzo fu ricavato anche un magazzino per ferro e ferraccio e continuarono a risiedervi i ministri del Tribunale e della Cancelleria Comunitativa (ASF, Segreteria di Finanze, 1155 e F. Buselli, Palazzo Mediceo a Seravezza, Empoli 1965, p. 103). Nel 1833 Leopoldo II fece restaurare il Palazzo di Seravezza mettendola a disposizione della Granduchessa Maria Ferdinanda, vedova di Ferdinando III, perché la utilizzasse come residenza estiva. Il palazzo restò proprietà granducale fino al luglio 1864 quando, con la fine del Granducato di Toscana, passò con le adiacenze alla Comunità di Seravezza (M. Azzari, Le ferriere preindustriali delle Apuane siderurgia e organizzazione del territorio nella Versilia interna, Firenze All'insegna del Giglio, 1990, pp. 92-98).

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 AAVV Architettura e politica, pp. 9-77

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 Si dovrà poi attendere l’Ottocento per assistere, negli anni successivi alla Restaurazione, ad una ripresa dell’escavazione e della lavorazione del marmo, essenzialmente per iniziativa di imprenditori stranieri quali gli inglesi Beresford, Franklin, Gubsyn, Thomas Ownly ed il francese Jean Baptiste Alexandre Henraux, agente del governo napoleonico a Carrara già dal 1796, che in società con Marco Borrini di Seravezza otterrà dal Granduca la licenza per la riattivazione delle cave dell'’Altissimo.

30

 F. Campana, Analisi storica, politica economica della Campana, II, p. 3; P. Lemmi, Contributo, p. 41

31

 Per la storia di Seravezza cfr. Santini, Commentari, 1964, vol. II, pp. 11-43 e pp. 95-226

32

 P. Lemmi, Contributo, p. 53

33

 P. Lemmi, p. 8

34

 Simile al nostro giudice istruttore e cancelliere del tribunale

35

 Sovente il Capitano scelto tra i cittadini fiorentini abili agli uffici era però privo di cultura legale; l’attività giudiziaria veniva così effettivamente esercitata dal giudice e dal notaio posti alle sue dipendenze. Era di solito ad essi che di solito competeva la cura della giustizia, l’istruzione dei processi e la loro soluzione.

36

 Nella risposta del Cancelliere di alle domande dall’auditore della consulta Pompeo Neri nel 1745 si dice a c. 3 che questo magistrato fu costituito “da Guiscardo di Pietrasanta signore di Lucca, fu confermato nel 1308 dallo Statuto lucchese cap. 44 lib. 2°, fu approvato dalle capitolazioni passate nel 1400 salvo fra detta terra e la repubblica lucchesee da quello stipulate fra detta terra e la repubblica di Genova fino nell’anno 1444, successivamente fu confermato nelle capitolazioni del 1484 passate fra detta Terra.

37

 ASF, Mediceo del Principato, Carteggio universale di Cosimo I, f. 334 c. 156

38

 ASCP, Statuti f 72, cc 73-77 r (lib. II, b. 1)

39

 Per la storia di Seravezza . vedi Santini, Commentari, v. VII, p. 11-43 e pp. 95-226

40

 P. Lemmi, Versilia medicea. Il Capitanato di Pietrasanta dal lodo di Leone X alle riforme leopoldine (1513-1772), p. 5.

41

 P. Lemmi, Una giurisdizione di frontiera : il Capitanato di Pietrasanta agli inizi del Ducato di Cosimo I, tesi di laurea,

42

 P. Lemmi, op. cit., p. 6

43

 F. Campana, op. cit., p. XXXIII

44

 Pietrasanta, Seravezza, Cappella, Stazzema, Farnocchia, Pomezzana, Terrinca, Pruno e Cardoso, Retignano e Levignani

45

 F.Campana, op. cit., ,XXIII

46

 La documentazione del Giudice di pace di Seravezza, 5 pezzi (1808-1809) è conservata presso l’Archivio storico comunale di Pietrasanta

47

 Gli atti del Podestà e Pretore di Seravezza dal 1829 al 1872 (44 pezzi) è conservata presso l’archivio storico comunale di Pietrasanta

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