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RESTI OSSEI A PALAZZO MEDICEO: TEST DEL DNA PER FAR LUCE SUL MISTERO

Il 22 novembre 2002, durante lo scavo a mano atto a realizzare l'alloggiamento dell'ascensore nella torretta sud-est di Palazzo Mediceo, gli operai riscontrarono la presenza di ossa umane. Contattata la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, e sentito il parere della paleoantropologa Dott.ssa Barbara Lippi, la Direzione Lavori confermava la sospensione dell'escavazione e veniva ampliato lo scavo per rintracciare tutti i frammeti ossei. Il rinvenimento scheletrico è apparso subito di straordinario interesse: l'inumato è probabilmente di sesso maschile, deceduto in età inferiore ai 40 anni, di umili origini (lo studio della sua paleodieta è risultato essere a base di vegetali e cereali) e, secondo la radiodatazione al Carbonio 14, vissuto tra il 790 d.C. e il 1000 d.C. L'Ufficio Cultura del Comune di Seravezza in questi mesi ha contattato nuovamente l'Università di Pisa nella persona del Prof. Francesco Mallegni, docente di Paleoantropologia ed Antropologia, chiedendo di svolgere ulteriori esami, soprattutto quello del DNA, sul reperto trovato al fine di poterne ricostruire la provenienza e la causa della morte, molto strana infatti risulta essere la presenza di questo unico ritrovamento nelle fondamenta del palazzo. L’Unità di Ricerca di Paleantropologia dell’Università di Pisa, insieme ad altri atenei italiani e stranieri, da qualche anno collabora ad un progetto di ricerca al fine di tessere la storia molecolare umana dell’Italia antica; uno studio altamente innovativo ed allo stesso tempo estremamente arduo, che riguarda anche un’area geografica ristretta come quella Toscana e che abbraccia un arco temporale che si estende dalla preistoria alla fine del medioevo. La caratterizzazione genetica, attraverso l'esame del DNA di questo reperto, è coordinata dal dottor Alessandro Manfredini, esperto di paleogenetica e responsabile degli studi condotti sui campioni biologici provenienti dal territorio lucchese. Quest'esame è stato reso possibile grazie al contributo finanziario della Società Costa Medicea sas di Giorgio Noceti e alla collaborazione con l’Istituto per la Ricerca sulla Biodiversità e l’Etica delle Biotecnologie. L’eventuale esito positivo delle analisi sul suddetto campione umano, oltre che integrare i dati fino ad oggi acquisiti sull’antica popolazione lucchese, potrà permettere forse di risalire anche alla sua etnia. In autunno, appena avuti i risultati degli esami, i resti dell'inumato saranno alloggiati in un'apposita teca accessibile al pubblico con pannelli esplicativi ed una ricostruzione in 3 Dimensioni di tutto l'apparato scheletrico. Omicidio o morte naturale? Pellegrino, contadino o cavaliere? Chissà se il mistero sull'identità dello sfortunato sconosciuto sarà finalmente risolto. (1-9-2009 )







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